TEATRO DEL TE'
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  In Cantiere 2010 : 

  • L’ombra del Flaneur

(Teatro del Tè)

Con :  Valeria Plasmati , Gloria Bazzocchi, Andrea Gambuzza

Musiche dal vivo :  David Dainelli e Luca Guidi

Ricerca , adattamento drammaturgico e regia :

Claudio Neri

Le metropoli moderne sono reti dove perdersi non solo è facile, ma anche affascinante. Dimentichi per un attimo del nostro percorso pedonale quotidiano, immaginiamo una giornata in cui, invece di proseguire verso l’abituale luogo di lavoro, scendiamo ad una fermata a caso, e iniziamo a vagabondare per la città. Iniziamo a perderci. Camminare non per arrivare a destinazione, ma per il gusto di farlo, per il gusto di scoprire angoli mai visti.

La letteratura, di questi “vagabondi urbani”, ne ha fatto una figura tipica: il flaneur.

Passeggiatore  .....

 

......à la Baudelaire, il flaneur cammina facendosi portare dalla gente e dal caso, senza prefiggersi di dare una chiave di lettura della realtà, ma solo di riferirla per spezzoni,immagini e occasionali incontri, poiché “vive fra le crepe della storia incisa sui paesaggi e sulle città come cicatrici, misterioso linguaggio scritto dal tempo sul corpo e sulle cose dell’uomo, che soltanto lui sa decifrare e la cui decifrazione è il suo destino’’ (C. Magris). Da Parigi a Berlino, da Vienna a Praga, da Cracovia a Mosca, da Bratislava a New York, gira evocando e incontrando Walter Benjamin, la fotografa Giselle Freund, scrittori come Ivan Klima e Peter Esterhazy, coinvolti nella trasformazione dei loro paesi (ex Yugoslavia e Ungheria), il poeta Yves Bennefoy, l’americano Paul Auster; e ancora Kafka, Proust, Musil, Malaparte... Incontri attraverso i quali il flaneur compie un viaggio iniziatico all’interno della sensibilità, un’indagine sulla letteratura e sui sentieri del suono, uno scavo intimo nel privato alla ricerca del particolare universale, della necessità e del senso dello scrivere: attività discreta e silenziosa, vero atto di coraggio e personale resistenza di fronte al fragore di mass media che giocano alla volgarità dell’esibizione più estrema.